Intervista a Grazia Pulvirenti 

a cura di Andrea Carria su Lo specchio di Ego (giugno 2020)

ANDREA CARRRIA. Fra le cose che ho apprezzato di più del suo libro ci sono le pagine in cui lei racconta la vita nella Parigi degli artisti prima, durante e subito dopo la Grande Guerra: secondo me, è riuscita a restituire la giusta atmosfera della capitale francese in quegli anni, mentre era il più grande laboratorio artistico al mondo. Non era un ambiente facile, e per una giovane donna ancora meno. Ecco, vorrei partire proprio da qui perché la cosa mi incuriosisce, e dunque le domando: premettendo che, artisticamente parlando, Jeanne Hébuterne non aveva niente da invidiare a nessuno, quando sognava di diventare un’artista stava solamente sognando oppure stava progettando un futuro che era davvero alla sua portata?

GRAZIA PULVIRENTI. Domanda difficile per incominciare! Come lei ha ben colto, il mio sforzo narrativo in questo romanzo è stato duplice: da una parte restituire la dimensione della corporeità, della sofferenza e dei patimenti della carne e dell’anima a quel gruppo di giovani squattrinati, che vivevano in miseria e in comuni d’artisti. Si trattava di sognatori, visionari, che si riunirono nella Parigi degli anni folli per dare vita a intuizioni potenti e farneticazioni della mente e del gesto pittorico o scultoreo da cui nacquero le grandi rivoluzioni che vanno dall’arte fauves all’espressionismo e al cubismo. Dall’altra, far emergere la personalità e la ricchezza emotiva, artistica e caratteriale di una donna che è rimasta nel cono d’ombra gettato su lei dal più famoso Modigliani. Come fare a restituire lo sguardo di Jeanne sul mondo e liberarla dallo sguardo di Modì che l’ha ingabbiata nei panni della musa e della donna innamorata alla follia? Come riuscire a ritrovare l’autentica voce di Jeanne, visto che la famiglia di lei ha occultato tutti i documenti della sua vita che sarebbero stati utili per ricostruire la Jeanne in carne ed ossa, oltre l’immagine dell’icona confezionata da Modì? La mia via è stata in primo luogo quella di partire dai suoi dipinti e disegni, per indagare, recuperare e far esprimere la visione interiore di Jeanne. 

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